lorenzo's profileTHE COMING OF THE KING:L...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    January, 2008

    Ebbro

    Quando la testa vortica, gira, è tra un migliaio di stelle, e tu, il portatore di quella piccola e insignificante testa, non capisci più nulla. Nemmeno il vuoto ti è più comprensibile e ridi, ma perché?! Perché non ci sei, la tua anima è più grande del tuo corpo, il tuo istinto prende il sopravvento e ti crei come un animale senza limiti e senza remore. Io sono così come un animale, una fiera senza meta, che ruggisce per avere un po’ di spazio proprio, per avere poca ed effimera pura e onesta libertà. Io volo leggero con la consapevolezza che ricadrò nel detestato mondo della cruda e nera realtà. Non si può avere tutta questa incoscienza, così da rendersi ridicoli ai tuoi pari, anzi pari non più sono, ti saranno per  sempre e perennemente superiori. Loro sono dominati dall’intelletto, da quella “intellighenzia” che tu spesso hai voluto soffocare, che io molto più spesso ho voluto uccidere per un po’ di bevanda rossa o verde, per un poco di fumo grigio ciminiera, solo per il fatto di voler rendere l’istinto più forte. Un leone che ruggisce nel suo territorio indomito, incontrastato e indomito tra le sue mogli non pari a lui. L’istinto è ciò che ci porta ad essere reali, ed un essere umano come me raggiunge questa grazia solo quando, grazie a fumi e realtà nascoste, riesce  a mettere quel istinto davanti a quella cultura che durante le ore di studio tentano di farti elevare dalla più mera fiera feroce.

    È questa la pazzia? Sbando come dicono i più. Non capire, essere vampiri tra gli uomini, ridere per essere. Si questo è ciò che cerco. Ma che in teoria non vorrei. Essere animale, bestia. Come un gargoyle trasfigurato che si avvampa sui poveri essere umani. E questi esseri li guardi, li guardi, li guardi. Pensi. Che  bei corpi, che grazia, che invidia. Io che sono l’estremo, io che sono “l’oltre”, invidio questa perfezione umana e questa beltà ferina e pensante. Il mostro come me invidia te, che pur soffrendo come me, riesce a darmi un fermo, e riesce a darmi un sembianza umana, io che umano non sono. Morirò? Spero che morirò come umano. Presto? Spero di no. Forse meglio mille anni da bestia che venti da umano? A me basterebbe solo un attimo di umana normalità, un secondo di beata stupidità, per morire incosciente e felice. Ma i mostri come me pensano troppo, pensano e si rendono stupidi, pagliacci. Invidio a volte la tua compostezza, tu che non hai nulla da invidiare a me, se non la finta bellezza.

    Io vivo come un ubriaco, vivrò come un ebbro, fin da bambino ero pieno di vita di vino, ora sono ebbro e ubriaco, stolto ed infelice, con una disperata voglia di una vera guida. Un amico.

    January, 2008

    Certe volte

    Apro il libro. Leggo. Dove sono? La mia testa non è sicuramente nel libro. Chiudo il libro. La mia testa è da te. Ti vedo sempre. E non sei benevola. Con me, mai. Eppure dici di volermi bene, dici di amarmi. Siamo diversi. Io e te. Due mondi. Due universi. Due persone, opposte. Sei quasi brutta. Per molti sei brutta. Spesso lo penso anche io. Ma tutti ti amano, tutti ti vogliono, tutti vogliono godere di un tuo piccolo pezzetto. Ero l’unico a non volerti, a non adorarti, ma tu, tu bestia infernale, mi hai incastrato. Mi hai fatto cadere su di te, tante, troppe volte. Ti guardo. Ti dico che ti amo. Tu ridi. Io dentro, piango. Io vedo però come mi guardi, mi scruti, mi osservi, commenti il mio passo, il mio modo di fare, mi mangi. Tu vedi come ti mangio io? Tu sai come sono i miei occhi? Non verdi, non cerulei, sono scuri e profondi, forse anche troppo profondi per te, che dici di capire. L’iride è fiamma, lo spirito bolle, scoppia, geme. Sei la persona che più mi conosce. Comprendi i miei gusti, sai che per me la fragola è meglio del cioccolato e da come mi muovo capisci cosa penso. E mi sorridi. Con lo sguardo comunichiamo ore intere. Io ardo. Io muoio per te. Non morirei mai per te. Tu mi ami? Io non credo. Tu mi guardi così? Perché? Per la mia anima o il mio involucro? Lo vedo, lo so come ti godi di quel involucro; ma non è l’unico che vuoi, che hai avuto e che desideri. Io ti guardo ti amo, ti voglio. Percepisco il tuo odore di narciso e ginestre, è quasi un odore selvatico, un misto tra l’acqua salata e l’aria dei monti. Sei fredda a volte, neve ghiacciata, cattiva. Mi guardi male, mi giudichi male. Ma io sono e sarò sempre buono con te. Io ti vorrò sempre bene. Ti chiamo, ti invoco, ti prego.. e tu.. non rispondi nemmeno. Chissà dove sei, con quale nuova persona importante starai sfoggiando il tuo leggero e ironico fascino ferino. A volte sei quasi goffa, ma sei appetibile lo stesso, quasi di più. Non so perché. Tutti ti desiderano, tutti ti guardano e ti vogliono, susciti qualcosa. In me sempre di più di tutti gli altri e le altre. E pensare che una volta ti disprezzavo quasi; come cambiano le cose, i momenti, il tempo e il sentimento. La passione è grande. Si ma quanto? Credo tanto. Una volta mi sarei strangolato per te ora non più. Ora quasi lascio scorrere il fiume che si sta dipingendo tra noi, tralascio passare l’acqua limpida che vi vive, e alimentata da qualche infantile sorriso, ti vedo già dall’altra sponda. Un po’ staccata da me, lontana. Tu ridi. A te piace ridere. Tu mia hai insegnato a ridere, e te ne sono grato. A te io ho insegnato a piangere, e me ne sei grata, lo so. Ti ho detto che non sei il fulcro del mondo, che le stelle non vedono solo te. Ma mi rendo conto che non è vero. Molti, troppi ti guardano e ti vogliono. Altri quasi ti disprezzano. Ma questi cosa sanno di te? Nulla. Non sanno come soffri e come ti difendi, dalle tue ansie e paure. Mi dicesti che hai paura di perdermi. Mi perderai solo quando mi ucciderò e non sarò più in questo galeone che chiamiamo “mondo”. Ti vorrò per sempre bene. Una parte del mio Io è stata plasmata nel migliore dei modi grazie a te. Ed ora io riesco ad essere me stesso, più vero. Io con te volo, e mi libro potente e leggero nel vento. Io ardo, brucio e mi incendio, ma non per te. Io amo qualcun altro.

    January, 2008

    Non siamo noi...

    La regina alzò la mano destra, alzandosi poi dal suo trono di quercia  parlò con voce roca e profonda:<<perché fare guerra alle amazzoni, allevatrici di cavalle? Perché vogliamo battere le loro violenze con altra brutale violenza? Mia moglie non è forse morta dieci anni fa per questo motivo? E centinaia di nostre figlie non sono cadute per mano delle frecce di quelle bastarde?>>. Le ancelle, e le guerriere-ghepapardo ammutolirono a queste parole. La regina continuò:<<non sono forse le amazzoni quelle puttane che vanno a figliare nella spelonca del sud, spelonca che giace nel nostro territorio, nel mio territorio? Non sono loro, che rapiscono le nostre fanciulle, le stuprano per poi figliare altre puttane, amazzoni bastarde? E le nostre fanciulle? Impure. Quale donna le vorrà più?

    Non è colpa delle amazzoni forse che l’antico uomo non esista più? Che gli dei l’abbiano estinto, e noi dobbiamo riprodurci in una grotta-utero solo sentendo i dolori del parto e non i piaceri del sesso? Non è forse a causa delle amazzoni che alla stirpe delle elfe sia concesso solo il dolore del parto e a loro solo il piacere del sesso? Questo perché sono puttane. Esse,anzi la regina invitò nel suo letto il Dio della guerra, lo spogliò e godette del più antico piacere. Il dio oltre a toglierle il dolore del parto e restituirle il piacere del sesso, le conferì enormi poteri bellici. Le migliori ad allevare cavalle bianche, le migliori a tirar con l’arco e a sguainare la spada. A noi povere creature che rimane? La letteratura, la magia, la filosofia? Il dolore, la sofferenza e il pianto? Ebbene sì, noi siamo le agnelle del fato, noi siamo coloro che portano la croce di tutti gli esseri femminili che giacciono su questa bianca terra. Noi non siamo puttane. Noi siamo martiri. E allora che fare? Semplice. Fin troppo. Chiudiamo la spelonca finche esse non morranno tutte. Una dopo l’altra. D’altronde una amazzone vive non più di trenta anni, questo è il prezzo da pagare al più antico piacere, noi viviamo almeno duecento anni, e poi ci reincarniamo in figura perfetta pronta a figliare esseri perfetti. Questo è il dono del nostro martirio, questo è il bacio della dea del tempo, questa è la vittoria che spodesterà quelle puttane>>.

    January, 2008

    FORSE.

    Avete presente quel senso assoluto di potere, nostalgia e felicità.

    Felicità repressa che probabilmente sarà in ogni caso e in ogni situazione fuori luogo e fuori tempo: come una canzone che vaga nell’aria ed è assolutamente in contrasto con la scena che sta accadendo sotto le sue note. Come sentire la “primavera” di Vivaldi durante il funerale di un bambino, mentre i suoi genitori piangono evidentemente sulla sua bianca tomba eburnea, col solo ricordo di un fiore ceruleo e la lacrima del figlio che si sbucciava il ginocchio. È come sentire il “requiem” di Mozart durante il primo bacio: come a siglare “ora ha inizio la fine”.  

    Dico sempre certe frasi che nessuno prende mai seriamente… nemmeno quelli che si avvicinano di più al mio modo di pensare, agire e soffrire. Perché quello che ci accomuna l’uno all’altro è la simil maniera di sentire le disgrazie della vita. Nella mia mano sinistra (come in quella destra d’altronde) la linea della vita è lunga; come una grande iperbole che si staglia in un piccolo foglio rosa, di carne. Eppure io sento che morirò presto. Non è una cosa bella, è vero, ma io a volte ho fatto dei pianti così di fiele amaro che sentivo che la mia vita si sarebbe spenta presto, agonizzante sulla trentina. E nessuno che pianga veramente quando sarò spento. Forse gli altri saranno addirittura felici. Chi sarà felice? Io non lo so, non ci sarò. Dopo questa, purtroppo ricorrente, riflessione, io spesso dico che nella mia piccola e poco nota lapide vorrei una bella scritta, una scritta commemorativa che sia degna di me. Ma non voglio un epitaffio, sia chiaro, voglio una scritta dorata e cerulea. Un verso del tipo “ arrivederci a presto” oppure “ non vedo l’ora di rivedervi ”, o pensieri del tipo “vi aspetto tutti”, “prima o poi ci rincontreremo” o infine “se leggi vuol dire che non sei qui con me… si ma per quanto ancora?”. Insomma è incredibile, può suonare strano, ma io dico sul serio, non voglio cose insulse e prive di significato… insomma qualcosa che rievochi il mio animo stupido e superficiale; qualcosa che richiami il mio spirito finto-allegro.

    Così mi dico, perché in rare occasioni in cui sono quasi allegro, no mai… sono spensierato, leggero, senza debiti, rimugino su altri che stan peggio di me. Cosa spinge la mia persona ad affligersi per gli altri, con la consapevolezza che il mio piccolo e ignoto dolore non serve e non servirà a nulla. Insomma anche i miei sentimenti spesso sono inutili. Ma mi fa male vedere persone a cui tengo che soffrono. Io purtroppo sono un tipino, piccolo e delicato. Fragile come un bastoncino di quercia che è scaraventato a destra ed in alto dalla bufera della vita. Pronto in ogni momento a spezzarsi. Ma non è il corpo in sé a dileguarsi, è l’anima che si spacca e urla di dolore: piange. Tanto. Dietro quel sorriso stupido e beffardo c’è di più? In me si. Riescono a vedere i tuoi occhi la malinconia che viaggia nelle tue carni? I miei si. E non vorrebbero ciò, sarebbe preferibile portare un paio di spessi occhiali verdi solo per vedere la superficialità del mondo, piuttosto che scorgere con questi bulbi miopi le disgrazie dell’uomo, dell’amico, della persona a cui tieni e a cui vuoi bene. Perché come me anche lui soffre in egual maniera, e la sofferenza fa capire come siamo fatti dentro. Il dentro è vetro; bellissimo, trasparente, puro, fragile, chiaro e limpido. Perché rompere tale statua per uno sciocco mostro egoista? Fenice di aspetto e ghiaccio di anima? Vasto è il sentimento, l’universo e la stupidità dell’uomo. È la fragola, forse che ti/mi/ci rende così? Forse. Ma è impensabile che solo un frutto desti tutto questo. Un solo frutto non basta, e non solo quel frutto basta per questo morire di animo. È la tentazione, l’avidità, la lussuria o l’egoismo? È la mela, il miele, l’oro o il leone? Solamente questo basta a distruggere un vetro? La disgrazia umana è stata quella di emanciparsi dal mondo bestiale. Il dono divino è quello dell’istinto. La punizione di Dio è quella dell’intelligenza del sentimento. Riesci a volare? Se cado, ritento. Se ritento, cado? Forse.


    January, 2008

    VOGLIO

    Voglio vivere,

    voglio uscire.

    voglio divertirmi e ballare

    fino a tarda notte.

    voglio ubriacarmi

    fino al punto in cui le mie gambe mi gridano

    “addio” e il letto su cui mi pongo steso

    Non abbia la stessa forma per più di tre secondi.

    Voglio volare fuori da questa gabbia d’oro

    Arrugginita.

    E vedere il mondo, e farmi vedere

    Al mondo.

    Voglio essere me stesso.

    Libero.

    Ebbro.

    Incapace di pensare.

    E solo abile ad appagare

    ogni capriccio che naviga

    nei miei piccoli pensieri.

    Voglio mangiare fragole

    E vomitare.

    Felice.

    Voglio galoppare

    E sentire l’intenso odore acre

    Di erba e sudore.

    Salire sulla mia pelle quel brivido

    Che ti gela il sangue

    Ti uccide la parola in gola

    E ti mostra nudo

    A quella a cui dici…

    Cosa dici: niente

    Una fragola ti si è incastrata

    Nella mente.

    Quella fragola ti si è incastrata

    Nella mente.

    Sperando che forse non si incastri

    Solo lì.

    Voglio amici veri.

    Vorrò un amico sincero.

    Voglio urlare e dire:

    “ti amo”.

    Voglio urlare e dire:

    “ti odio”.

    Voglio guardarmi ad uno

    Specchio

    E

    Amarmi per quel che sono.

    Con la stessa

    Perenne

    Fragola

    Incastrata nella mente.

    Voglio essere stupido,

    forse lo sono già.

    Voglio sperare di essere stupido.

    Essendo allora stupido

    Perché soffro?

    “ perché sei stupido”

    Dice la fragola.

    In risposta io:

    “perché?”

    “perché

    Pensi solo a me”

    Dice lei.

    Voglio solo essere me stesso.

    Voglio viaggiare attraverso

    Il tutto.

    Voglio morire.

    Spesso.

    January, 2008

    2008

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