July, 2009
Quando sei senza idee, sul da farsi, sul buttarsi per poi rigenerarsi, l’unico punto in zenit che ti rende sicuro di una situazione attraente e tipica dello spirito placido è questa: sei senza idee. No situazioni tragiche sulla porta, no complicazione programmatiche e no sulla divertente arte di trovare qualcosa di interessante da dire sul, o meglio, contro il conto altrui. Sei instabilmente spiegabile, senza contatto fisico animale, e se tale scintilla accade, solo per farti battere il cuore un po’ più celermente della solita e instabile routine, senti un rumore, uno schiamazzo, un girare la chiave o semplicemente il vento. Cade il contatto. Scappi. Scappiamo. Si scappa comunque. Nasce. E cresce. Cosa?. Credi, il senso di colpa. Di inadeguatezza, di scarsa fiducia in sé stessi o solo una mala figura. Insomma il compagno che ti sta accanto, o almeno così credi, si asessua e semplicemente ride. È solo una maschera, dal cui foro esce una languida e mite risata. Forse non lo è, ma per te è scherno e anche piuttosto scarno. <<se stasera non va: mi ritiro dal giro..>>: ergo, ci si ritira a vita monastica. Stasera, il copione è troppo e facilmente scontato, naturalmente non va. Solo un’altra persona asessuata che ti accarezza, ride, ma forse non è scherno, ma lo per te. Sei solo. O sola. Sei assessuato anche tu. Ma non triste, quasi inetto o solo ignavo. Ma più di ogni altra cosa: pecchi. Pecchi di accidia. Il male dei mali. Preghi per peccare di lussuria, ma certi peccati sono privilegi colti a sorte a pochi. A quelli che azzardano il dado, e ti baciano prima di andare a casa, insomma a quelli che ci provano. Per coloro che invece si lasciano trasportare non dall’amata timidezza ma piuttosto da una inadeguata riservatezza, spetta l’accidia; il saper ciò che fare ma non farlo. Non per una certa eleganza ricciesca o adultesca. Ma solo perché si è belli. Si parlo solo di esteriorità. Chi è bello non ci prova … non tira i dadi e non pesca un’altra carta. Il sette e mezzo non lo si compie quasi mai, e si rimane con la sete dell’azzardo. Dura è avere il fascino della vittima. Facile è avere il temperamento è le armi del cacciatore. Buttarsi, lottare e alle volte conquistare; e se non si ottiene il vaso desiderato si ha quella stupida sensazione di aver vinto in egual modo: evidentemente lo scrigno non era di così alto valore. Se sei lo scrigno… se sei lo scrigno chi ti apre è brutto, non solo perché sei bello, ma soprattutto perché il cacciatore è un individuo brutto; pieno di sé e vanesio. È probabilmente un artista (un musicista, uno scultore o un’avvocatessa) e con ancor maggior probabilità non lo meriti. Ma ti piace. Ti piace per poco e con poca intensità se sei il suo diadema, ti piace poco ma non con poca intensità se non ti considera e brama altri gioielli. Se sei un rubino, è ovvio sei bello, ma non ti posi sul mignolo del bello, ma è il brutto che cerca il bello. Ti incastonerà in un suo dito per poco e così solo ti parrà, per poco e poi mai più, di essere stato felice e amato.