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December, 2008 DORMIRE, MORIRE, FORSE SOGNARE...Alcune volte ti svegli e scopri che non hai dormito. La mente appare affaticata dai troppi pensieri addormentati. Ti svegli insonne. Vorresti che la giornata non iniziasse affatto, ma il tempo, inesorabile truffatore, scorre. Gli occhi rossi e non sai perché. La testa esplode, la nausea sale, la testa bolle. La testa. Sempre la testa. Ora gira tutto. C’è ancora la nebbia. La cioccolata entra dalla stanza. Che odore. Nausea. Mal di testa. Troppo. Tutto gira. Stai morendo dal dolore. Il sonno è morto per una intera nottata annoiata. Reneè alla fine è morta. Anche lei vecchia intellettualoide. E la testa brucia. Mille colori astratti si parcheggiano morti davanti agli occhi di lava. Vedo rosso. Fa male. Tutto fa male. Ma il sonno ormai è perduto. Si reinizia un nuovo giorno. Invece no. Si vegeta. E si muore pian piano, candidamente nel letto. Il cioccolato si raffredda, lo zucchero non odora quasi più. Alimenta il dolore solo temporaneamente. Inizia il giorno. Il sole si alza. E tu. Sempre lì nel letto. Alcune volte si vorrebbe scappare. O almeno rimaner nascosti. Come Grenouille nella caverna. Vorrei che nessuno mi guardasse per un giorno. Partire lontano. Impossessarsi di tanto tempo per sé. Di tanti oggetti. Di tanti culti triviali. A volte essere inchiodato in questa via è troppo. Il vento non si imprigiona. O meglio non si dovrebbe imprigionare. Se si fa schiavo egli muore. Semplicemente smette di correre tra i capelli. E se mi faccio schiavo, mi faccio schivo. Non morto. Forse era preferibile. Forse si diviene vento. Correre su e giù. Senza una meta ideale. Muori contro i grattacieli e accarezzi il mare, con morbide dita di schiuma. Non sarebbe meglio cambiare? Andare via. Volare e cadere. Svegliarsi la mattina e slegato da ognuna delle membra terrestri, vagare. Incerto. Solo e abbandonato. È un abbandono quasi sublime. Il pensiero e sé stesso. Nei confronti del mondo come un occhio. Ne difesa ne accusa per la terra, nessun giudice per l’acqua. Occhio instancabile e spirito insofferente al nulla. Insofferente alla morte, alla noia. La noia si annida in questa vita da sempre. Con la paura e la preoccupazione. L’accidia nasce. E la superficialità mia cresce. Sbadigli. E annoiato e spaventato dal “non essere in grado”, intanto pian piano dentro muori. E muori. E muori ancora. Spento spigolosamente. Comments (3)
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