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April, 2009 nera opalescenzaLa solitudine è una nera, magra e meschina accompagnatrice che ti sposa in ogni angolo della tua vita. Si avvinghia, ti morde e ti assiste. È un ragno amaro, pungente e setoso. Al margine delle strade, nelle lame ghiacciate, ne giacigli sabbiosi essa si addentra, si nutre e si accresce. Sei in una folla maestosa: luci, coriandoli e marche. Lei è al tuo fianco e sei solo, tu. In una piazza grigia. Negozi morti. Giacche spente. Animali decapitati. La bomba che credevi di perdere ora è implosa e malnutrita. Chi ami e ti sta a fianco è vaneggiato da risorse estreme. E tu, ed io: siete solo soli, immobili e inerti. Chi ti guarda ti respinge e ti associa al peggiore dei compagni: la solitudine. La morte ti perseguita e ti fa cadere dal basso. No, dall’alto. Ma non è importate per lei da dove cadi: è importante che tu cada: ferisciti e muori. Il mare azzurro è solo e ceruleo. Il sole sulfureo è solo e giallo. Non tutto è solo e mietuto. Tu sei vicino a chi vorresti, e un qualsiasi verde e azzurro malvestito te la sottrae. Snello, dinamico e alto. Tu. Brutto, basso, e niente. La solitudine che ti circonda ammazza chi ti guarda e divieni invisibile al terzo e irascibile a chiunque. Stanco delle inimicizie interne del lobo, tu crei associazioni libere nel vuoto. Lontano e affaticato. Chiedi aiuto al tuo generatore, in alto egli è ed arabo di cuoio. Provochi pietà per qualche misero e scarno istante, poi sei cacciato e maltrattato perché… perché sei troppo. Troppo in basso per il signore generatore. Ti vendono la tua unica salvezza di vita. E ingrasserai. Gli amanti non ti vorranno mai più. Come se fino a quel momento ti avessero visto, in faccia, in viso, in volto. I miei occhi verdi si stagliano solo con lei, la nera mietitrice di umore e clangori. L’anticamera di madame Morte, lady Solitudine. Un folletto nero e di pece. Rende il tuo secondo inerme al sesso, e invisibile al sentimento. Solo. Perdi la ragione. Dici le sensatezze di un pazzo. Ragioni per terze vie, e strade traverse. In modo follemente lucido. Lucida follia. Si crede che si stagli in allegria. Ma se vedi, davvero. Questo mondo, non ti, vuole., ti rende inefficace. Sei inutile. Se credi di capire come vadano le cose le galline che ti starnazzano attorno ti mozzano le ali col loro peso. Ti gridano di non volare alto. E se vuoi volare alto. Conformati a loro. Il bacio odioso di Saffo è puro conformismo. Il suicidio è la forma più pura del conformismo. Disperarsi è la forma più mera del lamento. Se piange non sei debole, è solo il fatto che ci vede. Noi. Nella nostra abnorme grazia di essere umano opalescente. E nessuno ti ama. Nessuno ti tocca. Tutti sono distanti da te. La solitudine crea quel diverso deserto rosso che tu allarghi ogni passo che fai. Ogni movimento che compi. È deserto. Se vuoi vivere in società , tu grifone in mezzo a eburnee galline mettiti al buio e sbiancati. Diventa gallina. Sei solo. Nasci solo dall’arabo, vivi solo con pennuti. Gemi solo con i falsi e gioisci solo con l’invidia. La morte arriverà, invocata dal rito magico del sangue. Un cappio o una lama. Il veleno asessuato che placa per sempre la sete della vita. Smetto tutto. Vivo con la carne, l’anima mangerà tal pece carnoso e poi finalmente madame Morte ti accompagnerà con la tua amica solitudine nel baratro profondo del canto infinito infantile. Comments (1)
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