lorenzo's profileTHE COMING OF THE KING:L...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
THE COMING OF THE KING:LORiLa LIBERTA' è potere!! |
||||
|
|
July, 2009 No ideeQuando sei senza idee, sul da farsi, sul buttarsi per poi rigenerarsi, l’unico punto in zenit che ti rende sicuro di una situazione attraente e tipica dello spirito placido è questa: sei senza idee. No situazioni tragiche sulla porta, no complicazione programmatiche e no sulla divertente arte di trovare qualcosa di interessante da dire sul, o meglio, contro il conto altrui. Sei instabilmente spiegabile, senza contatto fisico animale, e se tale scintilla accade, solo per farti battere il cuore un po’ più celermente della solita e instabile routine, senti un rumore, uno schiamazzo, un girare la chiave o semplicemente il vento. Cade il contatto. Scappi. Scappiamo. Si scappa comunque. Nasce. E cresce. Cosa?. Credi, il senso di colpa. Di inadeguatezza, di scarsa fiducia in sé stessi o solo una mala figura. Insomma il compagno che ti sta accanto, o almeno così credi, si asessua e semplicemente ride. È solo una maschera, dal cui foro esce una languida e mite risata. Forse non lo è, ma per te è scherno e anche piuttosto scarno. <<se stasera non va: mi ritiro dal giro..>>: ergo, ci si ritira a vita monastica. Stasera, il copione è troppo e facilmente scontato, naturalmente non va. Solo un’altra persona asessuata che ti accarezza, ride, ma forse non è scherno, ma lo per te. Sei solo. O sola. Sei assessuato anche tu. Ma non triste, quasi inetto o solo ignavo. Ma più di ogni altra cosa: pecchi. Pecchi di accidia. Il male dei mali. Preghi per peccare di lussuria, ma certi peccati sono privilegi colti a sorte a pochi. A quelli che azzardano il dado, e ti baciano prima di andare a casa, insomma a quelli che ci provano. Per coloro che invece si lasciano trasportare non dall’amata timidezza ma piuttosto da una inadeguata riservatezza, spetta l’accidia; il saper ciò che fare ma non farlo. Non per una certa eleganza ricciesca o adultesca. Ma solo perché si è belli. Si parlo solo di esteriorità. Chi è bello non ci prova … non tira i dadi e non pesca un’altra carta. Il sette e mezzo non lo si compie quasi mai, e si rimane con la sete dell’azzardo. Dura è avere il fascino della vittima. Facile è avere il temperamento è le armi del cacciatore. Buttarsi, lottare e alle volte conquistare; e se non si ottiene il vaso desiderato si ha quella stupida sensazione di aver vinto in egual modo: evidentemente lo scrigno non era di così alto valore. Se sei lo scrigno… se sei lo scrigno chi ti apre è brutto, non solo perché sei bello, ma soprattutto perché il cacciatore è un individuo brutto; pieno di sé e vanesio. È probabilmente un artista (un musicista, uno scultore o un’avvocatessa) e con ancor maggior probabilità non lo meriti. Ma ti piace. Ti piace per poco e con poca intensità se sei il suo diadema, ti piace poco ma non con poca intensità se non ti considera e brama altri gioielli. Se sei un rubino, è ovvio sei bello, ma non ti posi sul mignolo del bello, ma è il brutto che cerca il bello. Ti incastonerà in un suo dito per poco e così solo ti parrà, per poco e poi mai più, di essere stato felice e amato. April, 2009 c'è chi si crede bello, altri invece che lo sono...Rubrica di Carrie Giorno: primo Potrà sembrare assurdamente strano, ma in maniera assurda si scrive anche quando si è feli-infelici sulle situazioni che accadono ogni giorno. Si vuole alle volte scrivere, solo per scrivere, non per il fatto che ci si sente male o un po’ troppo giù. Solo scrivere. Una rubrica è una cosa interessante. È un surrogato di diario. Per esempio: dato che ho avuto ben cinque giorni con febbre a trentanove.. non potevo far altro che rimanere steso sul divano, col solito maglioncino di cashmere e i calzini azzurri a coniglietto, a sorbirmi intere ore di televisione. Ma non tv, qualsiasi. il programma della grande bibbia per il caro Lorenzo Sintoni. Signori ben quasi quattro giorni di interrotti episodi di Sex & the city. Il programma alla base è il più semplice, mi dice: “questa deve essere la tua vita!!!” . ma non la (pseudo) monogama vita di Charlotte, sebbene chic e lussuosa, e nemmeno quella spaventata e aggressiva di Miranda. No. Ci vogliono i milioni di scarpe di Carrie e la favolosa vita di Samantha. Questo è ciò che si deve fare. Il divertirsi. Insomma in forma semplice: si vive una volta sola. E allora che si viva. E anche alla grande oserei dire. Basta con i soliti ripensamenti, i love affairs infiniti e tragici, le banali ansietà. Si fermi tutto ciò. Si respiri un po’ d’aria. Si beva un po’ (tanto) di cosmopolitan. E si viva. Bene. Bello. E tranquillo. Insomma oggi navigavo su internet, naturalmente si va sulla pagina delle pagine: la sacra sindone di faccia libro. E non sarò così stronzo, come al solito, a sparare a zero alle povere e indifese star che si celano dietro il grande face book, me compreso insomma. Non scriverò qui in maniera maligna di tutto il sudiciume che ho visto (parlo di foto!!!) ma anche che ho letto(parlo di tutto il resto!!!). La magia di face book è la seguente: crea l’incantesimo perfetto per far credere a ognuno di noi, miseri mortali, di essere belli. Ma in tutta la mia arroganza affermo che ci sono persone che si credono belle, altre, invece, (e non parlo, per esempio, del mio caso!) che lo sono veramente. April, 2009 nera opalescenzaLa solitudine è una nera, magra e meschina accompagnatrice che ti sposa in ogni angolo della tua vita. Si avvinghia, ti morde e ti assiste. È un ragno amaro, pungente e setoso. Al margine delle strade, nelle lame ghiacciate, ne giacigli sabbiosi essa si addentra, si nutre e si accresce. Sei in una folla maestosa: luci, coriandoli e marche. Lei è al tuo fianco e sei solo, tu. In una piazza grigia. Negozi morti. Giacche spente. Animali decapitati. La bomba che credevi di perdere ora è implosa e malnutrita. Chi ami e ti sta a fianco è vaneggiato da risorse estreme. E tu, ed io: siete solo soli, immobili e inerti. Chi ti guarda ti respinge e ti associa al peggiore dei compagni: la solitudine. La morte ti perseguita e ti fa cadere dal basso. No, dall’alto. Ma non è importate per lei da dove cadi: è importante che tu cada: ferisciti e muori. Il mare azzurro è solo e ceruleo. Il sole sulfureo è solo e giallo. Non tutto è solo e mietuto. Tu sei vicino a chi vorresti, e un qualsiasi verde e azzurro malvestito te la sottrae. Snello, dinamico e alto. Tu. Brutto, basso, e niente. La solitudine che ti circonda ammazza chi ti guarda e divieni invisibile al terzo e irascibile a chiunque. Stanco delle inimicizie interne del lobo, tu crei associazioni libere nel vuoto. Lontano e affaticato. Chiedi aiuto al tuo generatore, in alto egli è ed arabo di cuoio. Provochi pietà per qualche misero e scarno istante, poi sei cacciato e maltrattato perché… perché sei troppo. Troppo in basso per il signore generatore. Ti vendono la tua unica salvezza di vita. E ingrasserai. Gli amanti non ti vorranno mai più. Come se fino a quel momento ti avessero visto, in faccia, in viso, in volto. I miei occhi verdi si stagliano solo con lei, la nera mietitrice di umore e clangori. L’anticamera di madame Morte, lady Solitudine. Un folletto nero e di pece. Rende il tuo secondo inerme al sesso, e invisibile al sentimento. Solo. Perdi la ragione. Dici le sensatezze di un pazzo. Ragioni per terze vie, e strade traverse. In modo follemente lucido. Lucida follia. Si crede che si stagli in allegria. Ma se vedi, davvero. Questo mondo, non ti, vuole., ti rende inefficace. Sei inutile. Se credi di capire come vadano le cose le galline che ti starnazzano attorno ti mozzano le ali col loro peso. Ti gridano di non volare alto. E se vuoi volare alto. Conformati a loro. Il bacio odioso di Saffo è puro conformismo. Il suicidio è la forma più pura del conformismo. Disperarsi è la forma più mera del lamento. Se piange non sei debole, è solo il fatto che ci vede. Noi. Nella nostra abnorme grazia di essere umano opalescente. E nessuno ti ama. Nessuno ti tocca. Tutti sono distanti da te. La solitudine crea quel diverso deserto rosso che tu allarghi ogni passo che fai. Ogni movimento che compi. È deserto. Se vuoi vivere in società , tu grifone in mezzo a eburnee galline mettiti al buio e sbiancati. Diventa gallina. Sei solo. Nasci solo dall’arabo, vivi solo con pennuti. Gemi solo con i falsi e gioisci solo con l’invidia. La morte arriverà, invocata dal rito magico del sangue. Un cappio o una lama. Il veleno asessuato che placa per sempre la sete della vita. Smetto tutto. Vivo con la carne, l’anima mangerà tal pece carnoso e poi finalmente madame Morte ti accompagnerà con la tua amica solitudine nel baratro profondo del canto infinito infantile. February, 2009 certi odoriPenso che siano tre le persone che io odio di più… la prima è la stessa che amo di più. Rozza, brutta e volgare; educata, bella e fine al contempo. È odiosa perché questa non mi ama, ma mi ama. Non mi rispetta ma mi stima, decanta la mia bruttezza rimanendo folgorata dal mio fascino. è terribilmente vana . è orribilmente egocentrica, è fantasticamente senza sentimenti. Ma la situazione peggiore, e non può essere sottolineata da nessun avverbio che finisce per “ente”: non si sa vestire. inserisce su se stessa cozzaglie di colori indefiniti, maglie, magliette e calzini senza alcun rispetto per grandezza, dimensione o eleganza formale. Si tuffa senza pensarci in vestiari ossimorici e ridondanti: l’uno esplica l’esasperato accostamento di un busto shakerato di rossi accesi, bordeaux vermigli e scritte eburnee insieme a parte inferiore con scarpe grigie melanconico e jeans larghi con tasche diametralmente ancora più larghe. Non si cura delle basi (come chi è Oscar de la renta???) e ostenta poveri profumi, lo ammetto regalati da me medesimo, di Prada come fossero il bagnoschiuma del Lidl. È ordinaria e antipatica. La odio tale persona. Forse voglio anche il suo male. Ma al contempo si ama. Le terza persona che dio di più è tarchiata e orribile. La seconda è babbo natale: non fa mai il regalo giusto. Ne ora ne sempre. December, 2008 DORMIRE, MORIRE, FORSE SOGNARE...Alcune volte ti svegli e scopri che non hai dormito. La mente appare affaticata dai troppi pensieri addormentati. Ti svegli insonne. Vorresti che la giornata non iniziasse affatto, ma il tempo, inesorabile truffatore, scorre. Gli occhi rossi e non sai perché. La testa esplode, la nausea sale, la testa bolle. La testa. Sempre la testa. Ora gira tutto. C’è ancora la nebbia. La cioccolata entra dalla stanza. Che odore. Nausea. Mal di testa. Troppo. Tutto gira. Stai morendo dal dolore. Il sonno è morto per una intera nottata annoiata. Reneè alla fine è morta. Anche lei vecchia intellettualoide. E la testa brucia. Mille colori astratti si parcheggiano morti davanti agli occhi di lava. Vedo rosso. Fa male. Tutto fa male. Ma il sonno ormai è perduto. Si reinizia un nuovo giorno. Invece no. Si vegeta. E si muore pian piano, candidamente nel letto. Il cioccolato si raffredda, lo zucchero non odora quasi più. Alimenta il dolore solo temporaneamente. Inizia il giorno. Il sole si alza. E tu. Sempre lì nel letto. Alcune volte si vorrebbe scappare. O almeno rimaner nascosti. Come Grenouille nella caverna. Vorrei che nessuno mi guardasse per un giorno. Partire lontano. Impossessarsi di tanto tempo per sé. Di tanti oggetti. Di tanti culti triviali. A volte essere inchiodato in questa via è troppo. Il vento non si imprigiona. O meglio non si dovrebbe imprigionare. Se si fa schiavo egli muore. Semplicemente smette di correre tra i capelli. E se mi faccio schiavo, mi faccio schivo. Non morto. Forse era preferibile. Forse si diviene vento. Correre su e giù. Senza una meta ideale. Muori contro i grattacieli e accarezzi il mare, con morbide dita di schiuma. Non sarebbe meglio cambiare? Andare via. Volare e cadere. Svegliarsi la mattina e slegato da ognuna delle membra terrestri, vagare. Incerto. Solo e abbandonato. È un abbandono quasi sublime. Il pensiero e sé stesso. Nei confronti del mondo come un occhio. Ne difesa ne accusa per la terra, nessun giudice per l’acqua. Occhio instancabile e spirito insofferente al nulla. Insofferente alla morte, alla noia. La noia si annida in questa vita da sempre. Con la paura e la preoccupazione. L’accidia nasce. E la superficialità mia cresce. Sbadigli. E annoiato e spaventato dal “non essere in grado”, intanto pian piano dentro muori. E muori. E muori ancora. Spento spigolosamente. |
|||
|
|